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15
Apr
2019

La nostra Jasmine, Alfiere della Repubblica

Per me Dynamo ha rappresentato una rinascita perché mi ha salvata in un momento buio della mia vita in cui stavo male emotivamente, a causa della malattia, che mi faceva sentire sola, diversa, svantaggiata, che mi faceva vergognare di me stessa. Dissi però a mia mamma e ai medici che avrei voluto mettermi in contatto con qualcuno con la mia stessa malattia per mettermi a confronto. Mi hanno proposto Dynamo Camp e inizialmente mi ha fatto paura. Ho pensato che avrei potuto stare ancora peggio. In realtà è stato proprio il contrario: l’insieme di Dynamo e le persone lì dentro ti danno pura vita e forza, già  solo guardandole. Mi hanno dimostrato che le fragilità non sono da nascondere e che condividerle con gli altri può unire le persone e renderle in qualche modo più forti. Dopo questa esperienza sono rinata e ho iniziato a vivere la mia malattia in un modo completamente nuovo. Non ne avevo più paura, non la nascondevo più, non me ne vergognavo. Mi sono sentita libera di essere me stessa dopo tanti anni. Questa è una cosa che avevo pensato e anche scritto in un tema a scuola: penso che le nostre fragilità, quelle di ognuno, non siano una scelta, e sta a noi accettarle come parte della nostra persona e decidere come reagire. Non penso vadano respinte o rifiutate perché, per quanto spaventose, possono essere un’occasione di crescita personale, come è stato per me. La mia malattia mi ha reso una persona completamente diversa, senza la mia malattia non sarei quella che sono oggi. Le mie fragilità mi hanno resa più forte e mi hanno permesso di capire come trasformare ogni singolo problema della mia vita in qualcosa di positivo. Quella che credevo essere la mia più grande debolezza, la malattia, che mi rendeva diversa dagli altri e peggiorava la mia persona, si è rivelata la mia forza più grande. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza Dynamo. Questo progetto per me vuole dire molto nella mia vita e tuttora quando torno in quel posto… quello è il mio posto preferito al mondo. Ricevere il riconoscimento è stato parecchio bello, indimenticabile. E’ stato completamente inaspettato. Quando mi è stato comunicato non sapevo nemmeno cosa volesse dire. Ho fatto una ricerca e ho scoperto che si trattava di un riconoscimento importante in Italia. Sono rimasta sorpresa perché tutto quello che faccio per me sono azioni normalissime: la vita con la mia malattia, fare volontariato. Faccio quello che mi sento di fare, è la mia quotidianità, ed è stato sorprendente vedere  che altri ci hanno visto una straordinarietà. Al tempo stesso sono stata molto felice per il messaggio che sarebbe passato anche alle persone della mia età, che spesso sono accecate da cose superficiali. L’esperienza è stata indimenticabile e so che rimarrà con me per tutta la vita.

Il 13 marzo i nostri Jasmine Manbal e Marcos Cappato hanno ricevuto dal Presidente della Repubblica l’Attestato d’Onore di Alfiere della Repubblica, istituito dal Quirinale per premiare quei giovani minorenni che, per comportamento o attitudini, rappresentano un modello di buon cittadino e si sono distinti nello studio, in attività culturali, scientifiche, artistiche, sportive, nel volontariato oppure hanno compiuto atti o adottato comportamenti ispirati a senso civico, altruismo e solidarietà.

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