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18
Lug
2019

…dritto fino ad ogni bambino

Da più di otto anni lavoro con Dynamo Camp curando attività di Terapia Ricreativa al Camp e soprattutto in Ospedali e Associazioni in tutta Italia. Questo lavoro non è mai uguale a se stesso: lo fai per e con i bambini, e ogni bambino è unico. Ogni laboratorio è unico perché si adatta e assomiglia ogni volta alla situazione e ai bambini coinvolti.

Ci vuole tempo, fantasia, passione e professionalità per creare un’attività, partendo dalla materia artistica nella quale sei specializzato, e ci vogliono anche sensibilità e attenzione alle sfumature per proporlo e farlo funzionare al meglio in ogni diversa occasione.

Quando mi chiedono che lavoro faccio, rispondo sorridendo: “l’Equilibrista”. Si perché per fare questo mestiere devo sempre mantenere due equilibri paralleli.  Il primo, che definisco esterno, serve per considerare e rispettare sempre le situazioni di malattia, difficoltà, e dolore delle persone alle quali propongo la Terapia Ricreativa, con l’adeguato tatto, arrivare a far uscire il sorriso e la voglia di “ribellarsi alla sfortuna” che c’è in ognuno di loro, apportando così un quid positivo.
Il secondo equilibrio è interno: serve per aprirmi empaticamente agli altri e restare in ascolto, senza farmi affliggere dal dolore che incontro, riuscendo a rimanere positivo e a fare bene il mio lavoro, che è poi la mission di Dynamo Camp: restituire sorrisi, fiducia in se stessi e negli altri, e voglia di scoprire nuove attività ludiche, a bambini e adolescenti, a alle loro famiglie.

Ho applicato questa esperienza al campo estivo di una settimana svolto nella prima settimana di luglio a Milano in collaborazione e presso la sede di Fondazione Riccardo Catella, rivolto a bambini con patologie e non, e che ha avuto come cardine fondamentale l’inclusività.

Lì ho gestito un laboratorio di musica, calibrandolo al meglio per renderlo il più inclusivo e divertente possibile. Avendo la stanza dedicata all’attività non all’interno della sede Catella, ma poco distante, ho potuto giocare sull’ “andiamo a cercare l’Isola della Musica”, inserendo tutto il laboratorio in una storia di scoperta. Si è trattato di una scoperta dalle origini della musica nei campi di cotone, fino alla creazione ed esecuzione corale di un piccolo brano blues originale, passando dalla scoperta dei ritmi fatti con il corpo e gli strumenti alla scoperta della voce, partendo da un respiro silenzioso, all’ascolto degli altri e all’unione del gruppo, fino alle note, le melodie, il testo, e la fusione di tutti questi elementi. Ogni bimbo con il suo nome d’arte, diventava elemento fondamentale di questa band di esploratori musicali guidati sulle note de “L’Isola che non c’è” di Bennato, suonata e cantata con l’accompagnamento della chitarra e il supporto di staff e volontari. Il breve spostamento dalla sede centrale del Camp all’aula di musica è diventato quindi un viaggio musicale avventuroso, attraverso la ricerca di indizi lungo la strada, tra stelle dipinte sui muri e boschi fatati verticali, incontrando e chiedendo informazioni sulla direzione da tenere, “dritto fino al mattino”, per raggiungere l’Isola, a personaggi suggestivi, come il gigante passo pesante, il giullare che non ce la può fare, la fatina smemorina, e il folletto del bosco che io non conosco, ognuno associato a una diversa figura ritmica e per suggestionare i bambini durante il percorso.

E’ stato divertente, emozionante, e formativo, non solo per i bambini, ma anche per me. Infatti mi sono reso conto ancora una volta che se ascolti e osservi bene, sono i bambini stessi, col loro linguaggio magico, verbale e non, a farti capire di cosa hanno bisogno per stare bene, e di cosa ha bisogno l’attività per essere divertente e funzionale.
E ovviamente…di cosa hai bisogno tu per migliorare come responsabile di attività e come persona.

Grazie

Giorgio, Responsabile attività musica Dynamo Camp

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