Una promessa per il futuro

La storia di Luisa, che ha scelto di fare lascito solidale per Fondazione Dynamo Camp

Luisa ha 58 anni, insegna alle medie da più di trent'anni, due figli ormai grandi. Una vita serena, come la definisce lei stessa — eppure, qualche anno fa, ha preso una decisione fuori dall’ordinario: inserire Dynamo Camp nel proprio testamento.

L'esperienza da volontaria

"Non ricordo bene quando ho iniziato a pensarci davvero. Forse dopo una delle prime volte che sono stata al Camp, come volontaria per una sessione famiglia. Ho parlato con una mamma, che mi ha ringraziata per aver giocato con suo figlio. Mi ha detto che grazie a Dynamo, ha riscoperto il semplice piacere di leggersi un libro sdraiata sul prato o di godersi un caffè col marito. Per me tutto questo è normale, ma ho capito che per tante famiglie è qualcosa di speciale, un regalo. Non avevo mai pensato per un attimo a quello che certe famiglie affrontano. Mi è rimasta addosso.

Ho iniziato a seguire i progetti, sono anche diventata Socia Dynamo, donando regolarmente. Ho conosciuto tanti ragazzi dello Staff, ho incontrato tantissimi bimbi e famiglie. Nel tempo, senza rendermene conto, Dynamo è diventata qualcosa di mio, non so come altro dirlo."

Il momento della decisione

"Non so nemmeno bene quando ho iniziato a pensare al testamento — probabilmente dopo che mia madre è mancata e mi sono ritrovata, per la prima volta, a occuparmi di queste cose in prima persona. Mi sono chiesta cosa avrei voluto lasciare, non in senso di beni. Avevo sempre pensato fosse una scelta per chi ha grandi patrimoni, situazioni lontane dalla mia. Poi documentandomi ho scoperto che non è affatto così. È solo una decisione, aperta a chiunque voglia farla, qualunque sia il punto di partenza. Ma è qualcosa che cambia davvero il futuro di tantissime famiglie e di tantissimi bambini.

Per me non è stata una scelta legata alla fine di qualcosa. L'ho vissuta più come piantare un albero sapendo che non ne vedrò tutta la crescita, ma che qualcuno, un giorno, potrà sedersi alla sua ombra. I miei figli lo sanno, ne abbiamo parlato apertamente — anzi, è stato mio figlio a incoraggiarmi quando gli ho detto cosa avevo in mente.

I valori che ho sempre provato a portare avanti — la cura per chi è più fragile, la fiducia che ogni bambino meriti il diritto di essere felice, di essere semplicemente un bambino, la speranza che si possa scoprire la propria forza — sono gli stessi che ho voluto affidare a questo gesto. Non so se sia il modo giusto per dirlo, ma è come se avessi trovato un modo per restare, anche quando non ci sarò più a esserci di persona fisica, qui, ora."

Una scelta libera

"Quello che mi ha sorpreso di più, decidendo, è stata la libertà con cui l'ho fatto. Nessuno mi ha chiesto nulla, nessuno mi ha messo fretta. Ho preso il mio tempo, ho fatto le mie domande, e alla fine ho scelto con leggerezza, quella leggerezza che si prova quando sai di aver messo qualcosa al sicuro.

Se dovessi dire una cosa a chi non ci ha mai pensato, direi questo: non riguarda la morte, anche se può sembrare così a prima vista. Riguarda quello che vuoi che continui a esistere. E’ una scelta che si fa ora, una promessa per qualcosa in cui si crede, e ci puoi credere per sempre. Per me sono i sorrisi di bambini che non conoscerò mai, ma che ci saranno anche grazie a una scelta fatta oggi."

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