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20
Nov
2017

Emozioni dalle sessioni famiglie

Oreste.
È un semplice nome, forse solo un po’ raro, ma per me che ho passato la prima parte della vita ad essere “il figlio di Costantino” e la seconda parte ad essere “il padre di Costantino”, sentirlo pronunciare da mio figlio, è stata la più bella emozione che abbia mai provato.

Erano passati solo tre giorni da quando eravamo arrivati a Dynamo Camp, accolti da una tribù variopinta di giovani e meno giovani, accomunati da un sorriso che non sembrava avesse fine, sensazione che avremmo visto confermata nei giorni a seguire.
È stato già in quel momento che abbiamo capito che poteva essere quello il luogo speciale dove i sogni non erano vietati e la fiducia nel futuro non era un segnale di pazzia.

Abbiamo faticato da subito, faticato a fidarci ed affidarci a volti sconosciuti, faticato a permettere che altri organizzassero le nostre vite, ma soprattutto faticato ad accettare il fatto che in quel posto che sembrava magico avremmo potuto chiedere aiuto a chiunque e senza timore alcuno.

Giorno dopo giorno quelle persone hanno scardinato le nostre resistenze, sempre col sorriso, ma senza sconti e senza “pietà”, mettendo alla luce dolorosamente le nostre ferite, aiutandoci a curarle senza chiedere nulla in cambio. Piano piano abbiamo preso coscienza che quel dolore che provavamo stava cambiando e ci stava cambiando, che quelle lacrime per troppo tempo contenute e che stavano straboccando non erano solo segnale di disperazione ma anche di speranza.
Abbiamo capito che quegli angeli, che solo per modestia non avevano ali e piume, erano un elemento di una formula magica, che univa l’azione di benefattori più o meno anonimi al lavoro ed alla passione di tante persone che nulla chiedevano se non poter aiutare.
Soprattutto abbiamo capito che se un bimbo muto quasi inerme ha trovato il coraggio di salire su quel cavallo che lo ha terrorizzato per anni, ha accarezzato quel cane che popolava ogni suo incubo, ha gridato il nome di suo padre in maniera perfettamente intelligibile, lo ha fatto per aiutarlo a rompere quel velo di tristezza che era diventato un alibi perfetto per giustificare la stanchezza e la resa.

Grazie meravigliose anime di Dynamo Camp, grazie per averci insegnato ad accettare l’aiuto di chi ci sta accanto ma soprattutto per averci fatto capire che il principale alleato per aiutare i nostri figli sono i nostri figli stessi, loro sì, forti e coraggiosi, che non hanno la minima voglia di arrendersi.

Da ora in poi non abbiamo scuse, sappiamo che possiamo e che dobbiamo farcela.
Oreste… quanto è bello questo nome se è gridato da un bimbo di 6 anni…

Oreste, un papà


Dal 29 ottobre al 5 novembre, Dynamo Camp ha accolto 25 famiglie con bambini con gravi problemi di comunicazione derivanti da patologie neurologiche e altre patologie, provenienti da tutta Italia e curate al Centro Benedetta d’Intino di Milano. Durante i programmi famiglie, viene attuata a Dynamo Camp, congiuntamente alla Terapia Ricreativa, anche la comunicazione aumentativa, che permette di incrementare le possibilità di comunicazione in bambini che hanno gravi difficoltà a comunicare.

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